Chi Sono, il mio profilo

SARO' FRANCO? NO LO SONO GIA'...

(ovvero: cosa ho fatto dopo il 9 luglio del 1952)

Sarò Franco...anzi lo sono già. Sono Franco, e se non bastasse anche Vaccari, dal 9 luglio del 1952. Un babbo generale alle spalle, che da allora si deve essere chiesto spesso cosa abbia fatto di male per meritarsi un figlio così. Una moglie, Anna Paola con la quale ho condiviso tante comuni passioni, due figli già grandi, Valentina e Paolo, lei ricercatrice e lui musicista, e una nipotina, l’ultima arrivata della famiglia. Che ho combinato in 56 anni e mezzo di vita? Beh, come nei film americani degli anni ’50 cominciamo dalla fine.

Insegno all’Istituto Superiore Vittoria Colonna di Arezzo: non religione, come avevo fatto per 11 anni al Liceo Scientifico, ma psicologia, materia sulla quale ho aperto all’interno della scuola un laboratorio che aiuta gli studenti a uscire dalla teoria per assaggiare la fatica ma anche il divertimento di questo mestiere. Mestiere che pratico anche come libero professionista, sono stato assistente universitario di psicologia a «La Sapienza» di Roma e l’ho via via applicata ai campi che mi stanno più a cuore: ad esempio l’inserimento scolastico degli alunni portatori di handicap, l’aggiornamento del personale della Usl, il volontariato.

Corsi che poi come conferenziere ho tenuto in tutta Italia: preparando, almeno spero, educatori in ambito ecclesiale (dall'Azione Cattolica all'Agesci alla Caritas), volontari ospedalieri, giovani coppie per il matrimonio. Perché poi in parallelo ho coltivato l’altra mia passione: una presenza consapevole all’interno della chiesa. E’ il Concilio bellezza.

Ho iniziato da giovane, crescendo io per primo nelle esperienze più innovative della chiesa aretina, e ho proseguito fondando una comunità giovanile in piazza Giotto, in accordo con l’allora parroco, e oggi Vescovo di Grosseto, Franco Agostinelli. Una comunità parrocchiale già allora protesa anche fuori della parrocchia, l'impegno con gli anziani della Casa Pia e di Bucine, il cammino con i giovani di Agazzi. E lo sforzo di non fermarci alla festa o alle magliette dipinte insieme ma di riflettere e intervenire per migliorare la presenza dei più deboli nel tessuto cittadino, e costruire reti di sostegno alle loro famiglie, troppo spesso costrette ad affrontare da sole problemi più grandi di loro. Era il 1979, abbiamo appena festeggiato i 30 anni. Una comunità anomala, tanto da arrivare nel 1988 in Russia, ospite di Raissa Gorbaciova, per rappresentare uno spettacolo su San Francesco, in un est ancora completo di muro e in una San Pietroburgo che ancora si chiamava Leningrado. Il primo passo effettivo in un'Europa che da allora mi avrebbe portato a vivere emozioni forti: compresa una mediazione di pace tra Russia e Cecenia, insieme ai frati della Verna e ai monaci di Camaldoli. Intanto nasceva Rondine.

Prima le case di un borgo abbandonato da tanti anni e rimesso in piedi grazie ai campi estivi della comunità. Poi l’associazione di famiglie, che da allora mi affianca. E quindi la Cittadella della Pace, il progetto di mettere fianco a fianco quanti nella loro terra sarebbero rimasti, forse per tutta la vita, nemici. E di aiutarli a tornare nel loro Paese una volta completati gli studi. Un'idea benedetta dalla Cei (due anni fa fu scelto insieme ad altri quattro in Italia per preparare il convegno ecclesiale di Verona) e coccolato dal Ministero degli Esteri e dalla Presidenza della Repubblica.

Ad Arezzo, era l’anno 1996, era nata anche Polis, un progetto di cultura politica orientato sui problemi dell’epoca contemporanea. Un’epoca di divisioni ma anche di percorsi comuni. Ed ecco, anno 1999, Sorgenti, un progetto di collaborazione ecumenica tra università e istituti di ricerca cattolici e ortodossi a livello europeo, incoraggiati dal Pontificio Consiglio per l’Unità dei Cristiani e elaborato insieme a monsignor Pierre Dupré, un «profeta» dell’ecumenismo.

Ecumenismo che intanto cresceva anche nella nostra chiesa: dove per dieci anni ho avuto l’onore, e spesso l’onere, di presiedere la Commissione per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso. Un curriculum nel quale alla fine ho maturato la possibilità di dare anche consigli, spero buoni. Consulente di tanti seminari vescovili e personale di alcuni Vescovi (da Arezzo a Fiesole, da Chiusi a Grosseto, da Livorno a Prato). Poi consulente di istituti e comunità religiose maschili e femminili. E infine, con un triplo salto non mortale ma di vita, il ruolo di consulente del Ministero per le Politiche della Famiglia sotto il governo Prodi, con delega per le questioni legate all’infanzia, all’adolescenza e alle violenze in ambito familiare.

Un groviglio di fili, tra i quali ho cercato di tenere stretti gli amici di sempre, con i quali condividere non solo l'impegno ecclesiale ma anche quello sociale: quelli della Comunità, le famiglie di Rondine, i francescani della Verna, la comunità di Camaldoli. Monti e Città, un mio libro del 2001. Dopo sarebbero arrivate l’attività di editorialista per Avvenire e Toscana Oggi. E il libro «Portici», un piccolo viaggio nella politica che vorrei. In Italia e, perché no, in Europa.

 

 

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